Gocce di acqua viva

Una buona reputazione

Una buona reputazione vale più dell'olio profumato (Ecclesiaste 7:1 a)


Qualcuno ha detto: "Che se ne parli bene o che se ne parli male, l'importante è che se ne parli...”
Questa espressione costituisce ancora oggi la regola di vita di alcuni che per non vivere nell’anonimato, non badano al loro comportamento e qualche volta, quando si è “persa quota”, volontariamente compiono azioni moralmente inappropriate che suscitano clamore,  anche se ledono il proprio onore o la dignità altrui. Per alcuni è importante che si stia sempre sulla bocca di tutti, se ne parli bene o male, l’importante è che si parli di loro.
E’ giusto questo modo di pensare e di fare per i credenti? La Bibbia insegna che il credente non deve conformarsi alla mentalità del mondo come spiega l’apostolo Paolo (lettera ai Romani 12:2); ossia non deve somigliare a chi vive in condizione di peccato e offende Dio, ma bisogna somigliare al Maestro: Gesù. Guardandosi intorno è vero che molti sparlano facilmente, per invidia, per rivalità o semplicemente per il gusto di screditare gli altri, ma l’impegno del credente deve essere speso per dare buona testimonianza di sé. E’ importante che quanti non conoscono personalmente Gesù vedano la sana condotta di un fedele figlio di Dio.

Una buona reputazione vale più dell'olio profumato (Ecclesiaste 7:1 a)


Qualcuno ha detto: "Che se ne parli bene o che se ne parli male, l'importante è che se ne parli...”
Questa espressione costituisce ancora oggi la regola di vita di alcuni che per non vivere nell’anonimato, non badano al loro comportamento e qualche volta, quando si è “persa quota”, volontariamente compiono azioni moralmente inappropriate che suscitano clamore,  anche se ledono il proprio onore o la dignità altrui. Per alcuni è importante che si stia sempre sulla bocca di tutti, se ne parli bene o male, l’importante è che si parli di loro.
E’ giusto questo modo di pensare e di fare per i credenti? La Bibbia insegna che il credente non deve conformarsi alla mentalità del mondo come spiega l’apostolo Paolo (lettera ai Romani 12:2); ossia non deve somigliare a chi vive in condizione di peccato e offende Dio, ma bisogna somigliare al Maestro: Gesù. Guardandosi intorno è vero che molti sparlano facilmente, per invidia, per rivalità o semplicemente per il gusto di screditare gli altri, ma l’impegno del credente deve essere speso per dare buona testimonianza di sé. E’ importante che quanti non conoscono personalmente Gesù vedano la sana condotta di un fedele figlio di Dio.

Che cos'è la reputazione?

 La reputazione (o nomea) di un soggetto è la considerazione o la stima di cui questo soggetto gode nella società. A differenza di "stima", il termine reputazione ha valenza neutra; si può cioè godere di una buona o di una cattiva reputazione (essere stimati o disistimati) (Definizione da vocabolario).
Essenzialmente, la considerazione che altri hanno di un individuo è tratta dal comportamento che l’individuo ha, dal suo parlare, o dalla nomea acquisita nel tempo.
Esempi: di alcuni è detto che hanno le mani bucate, perché spendono molto denaro; altri sono considerati come ubriaconi, perché dediti al vino o ad altre bevande alcoliche; altri sono additati come evasori, perché non pagano le tasse.
Di altri è detto che sono l’onestà in persona, perché sono corretti; di altri è detto che sono sinceri, perché hanno dimostrato la loro franchezza e schiettezza; altri sono conosciuti come bravi ragazzi, perché mostrano la loro serietà, affidabilità, insomma come si dice, hanno la testa sulle spalle.
Sono solo alcuni esempi di buona o cattiva reputazione.

come deve essere la reputazione?

 Navigando in internet, si trovano domande del tipo: “Che senso ha, avere una buona reputazione?”
La risposta di molti, soprattutto giovani, è che, chi è classificato come un ragazzo serio, che s’impegna negli studi o nel lavoro e che vive una vita senza “colpi di testa”, è spesso messo da parte nella società e non ha successo. Per molti è meglio essere considerati come “bad boys”, cioè giovani, inaffidabili, narcisisti, che sgomitano per ottenere di più dalla vita, anche in modo illecito, purché ci sia considerazione di loro. In altre parole, per molti la buona reputazione, anche non sincera non serve a nulla. La Bibbia, insegna che il credente deve avere una buona reputazione e che essa deve corrispondere alla realtà della propria vita, cioè, non è una maschera fatta di atteggiamenti e parole, da indossare in alcune occasioni.
La buona reputazione è il risultato dell’impegno che il credente mette nell’onorare Dio rendendo una sana testimonianza affinché si parli bene di lui. Possiamo distinguere, addirittura dei gradi nella reputazione del credente, cioè più o meno stimati, risultato non soltanto del maggiore impegno, ma anche dell’esperienza più profonda con Cristo, ossia una maggiore consacrazione. Non è un modo di apparire, ma una regola di vita, basata sugli insegnamenti biblici, la cui ubbidienza porta il credente a essere apprezzato sia da Dio sia dagli uomini. Il maestro è Gesù e i vangeli scrivono: “E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.” La gente del tempo riconosceva che Gesù oltre a crescere in statura, come ogni essere umano nella sua giovinezza, aveva anche tanta sapienza e compiva opere potenti, com’è scritto ancora: “Recatosi nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, così che stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti?” Infatti, è ancora scritto che la sua fama si spandeva sempre di più. Molti accorrevano a Lui per ascoltare i suoi insegnamenti, le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca (Luca 4:22); altri andavano a Gesù per essere guariti o per essere sfamati. Quando Gesù chiese ai discepoli: “Chi dice la gente che io sia?”. I discepoli risposero: per alcuni sei Giovanni il Battista, per altri Elia, Geremia o uno dei profeti. Molti avevano una buona reputazione di Gesù, perché lo paragonavano a profeti, usati in modo potente da Dio. Molti non lo riconobbero come il Messia, però la considerazione che avevano di Lui, si può riassumere con le parole dei discepoli che da Gerusalemme si recavano in un villaggio di nome Emmaus: “… Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele .” (Luca 24:19-21)

Il valore della reputazione

 Il valore è riferito alla buona reputazione, cioè alla stima di cui un credente gode. La cattiva reputazione di conseguenza non ha valore. Nel verso scritto da Salomone, la buona reputazione vale più dell’olio profumato. Nell’antichità, ai tempi della Bibbia, quest’olio profumato aveva grande valore, una vera ricchezza per chi lo possedeva. A Gesù un giorno mentre era in casa di Simone il lebbroso, una donna gli versò un vaso pieno d’olio profumato sul capo. I discepoli s’indignarono e dissero che quell’olio poteva essere venduto a gran prezzo. Salomone scrive ancora nel libro dei Proverbi 22:1 “La buona reputazione è da preferirsi alle molte ricchezze; e la stima, all'argento e all'oro.” Il valore di una buona reputazione è molto alto, da preferirsi alle ricchezze di questo mondo, ricordando che una sana testimonianza cristiana può conquistare anime a Cristo.

Gli elementi della reputazione

 La buona reputazione è legata al sano comportamento cristiano, questo va tenuto sia nella società sia nella chiesa del Signore, di conseguenza anche nella comunità locale, dove Dio ha posto il credente, sia nella famiglia.  Indubbiamente, sia nella società sia nella chiesa che nella famiglia la reputazione deve essere buona. Gli elementi di base sono gli stessi: ubbidienza alla Parola di Dio (Rom. 16:19; 2Cor. 9:13; Atti 5:29); coerenza con la professione di fede (Giacomo 1:22-25; 2:14-18; 1Giovanni 2:3-6); integrità morale e spirituale (Filippesi 2:14-16; Salmi 119:1; Mat. 5:8).
Alcuni insegnamenti della condotta cristiana, sono comuni a molti aspetti della vita.
Esempio: Gesù disse: “Perdonate e vi sarà perdonato” (Luca 6:37), questa verità è un sentimento che deve essere nel cuore e si dimostra anche in pratica, avendo atteggiamenti e parole di perdono per chi ha offeso. Ciò vale per i familiari, per i colleghi di lavoro o di scuola, e in genarle per quanti crediamo ci abbiano offeso.
I temi riguardanti la condotta sono tanti, ma di seguito sono considerati solo alcuni di essi.

a)    La reputazione nella società
Gli insegnamenti biblici costituiscono per il credente una regola di vita in ogni aspetto della sua esistenza. La Bibbia non soltanto insegna al credente quale deve essere il suo rapporto con Dio, ma, affronta diversi aspetti della vita pratica, la condotta che deve tenere nella società, come membro di uno stato, sul posto di lavoro, nella famiglia, come essere umano che interagisce con altri, entrambi creature di Dio.
Dio desidera che:
Il credente si allontani dall’immoralità e non abbia comunione con gli immorali, gli idolatri, chi ha sentimenti  di odio, chi offende il prossimo e Dio [Gen. 39:7-12;  Salmo 1;  2 Tim. 2:22]
Il credente sia sottomesso alle autorità civili, perché da lui stabilite [1 Pietro 2:13-17; Rom. 13:1-2]
Si paghino le tasse, [Rom. 13:6-7; Matteo 22:21];  il credente non abbia debiti, [Rom. 13:8];
il credente abbia una vita ordinata nei propri affari, [Prov. 24:27]; non si inganni nessuno, [Prov. 24:28]; non si mediti vendetta, [Prov. 24:29]; non si dicano cattive parole e si faccia attenzione agli argomenti di conversazione [Prov. 13:3; Efesini 4:29; 1Timoteo 6:20]; il credente non sia dedito al vino e alcolici vari,  [Efes. 5:18; Prov. 23:20]; il credente non ami le abbondanti mangiate e bevute collettive fino a superare il confine della moderazione, [Rom. 13:13; Prov. 23:20]; il credente abbia cura del proprio corpo, perché è un dono ed è il tempio dello Spirito Santo [1Corinzi 3:16-17; 6:19-20].
Questi sono solo alcuni aspetti in cui impegnarsi; ma bisogna valutare la considerazione che si ha del credente nella società.
La Bibbia, riporta le parole di Gesù che disse: “Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.” (Matteo 5:11).  Alcuni episodi biblici riportano il disprezzo, le offese, le calunnie (Atti 6:12-13; 7:57-58; 12:1-3; 2Corinizi 11:24-25); che credenti del tempo hanno subito nel professare la propria fede. L’apostolo Paolo era considerato un ciarlatano, uno che provocava rivolte (Atti 17:18; 24:5-9); Giovanni Battista non mangiando pane e né bevendo vino, si diceva che avesse un demonio; anche Gesù era considerato un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori (Mat. 7:33-34).  Ciò non avveniva solo allora, ma, ancora oggi, nonostante il credente abbia una buona condotta, accade, a causa della fede in Gesù, che la gente pronuncia contro di lui ogni sorta di male, cercando di intaccare la sua condotta, per diffamarlo e screditarlo agli occhi altrui. Eppure, ciò che un credente annuncia, anche attraverso una testimonianza pratica coerente con l’insegnamento biblico, è il perdono dei peccati mediante la fede in Cristo Gesù, testimonia in sostanza della presenza di Dio nella sua vita. La verità della salvezza per grazia e una conseguente vita vissuta nel rispetto di Dio e dei suoi comandamenti, risultano essere contrarie agli interessi umani, carnali ed egoistici della società (Atti 19:24); parlare di Gesù e comportarsi come Egli vuole, anche in un paese che si definisce Cristiano, suscita scompiglio, perché contrasta la mentalità corrotta dal peccato, la quale è attaccata dalla potente Parola di Dio, che è in grado di liberare ogni uomo dalla sua schiavitù. (Rom. 1:16; Luca 4:16-19). Purtroppo, chi vive senza la fede in Gesù è accecato dal peccato, guidato dal principe dell’aria (Ef. 2:1-3), e non riuscendo a ostacolare l’opera di grazia di Dio, si scaglia contro chi lo segue. Oggi, la tanto proclamata libertà religiosa o il rispetto delle idee altrui, è solo una maschera per coprire chi, palesemente o meno, critica il credente che quotidianamente è attaccato da ogni lato, addirittura impedendogli di esercitare un diritto che, in alcuni stati la legge concede: la libertà religiosa ed anche la libertà che il Creatore, Dio, ha stabilito per ogni essere umano. Certo, come Gesù ha spiegato, è il peccato che regna nella vita dei non credenti, peccato mostrato anche con la menzogna e la diffamazione. La Bibbia dice che il padre della menzogna è il diavolo e in lui non v’è alcuna verità. Così chi ama e pratica la bugia e ogni falsità è un seguace di satana. (Gv. 8:44).  Per questo il credente, se pur soffrendo quando la sua reputazione è attaccata, ha la consolazione che nessun peccatore entrerà nel regno dei cieli; la Bibbia ricorda la loro fine:
“Ma per i codardi, gl'increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda”. Ap 21:8 “Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna”. Ap 22:15.  “Perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore”. Rom. 6:23.

b)    La reputazione nella Chiesa
La bibbia parla di Timoteo, un giovane di cui i fratelli che vivevano a Listra e Iconio, due città dell’Asia Minore, rendevano buona testimonianza. (Atti 16:1-2). Tito era considerato un credente zelante (2Corinzi. 8:16-17); di altri fratelli è detto che il loro servizio nel vangelo era apprezzato in tutte le chiese (2Corinzi 8:18); di Apollo è detto che era un uomo eloquente, versato nelle Scritture istruito nella via del Signore, fervente di Spirito, annunziava e insegnava accuratamente le cose relative a Gesù (Atti 18:24-25); di Simeone e di Cornelio è detto che erano timorati di Dio (Luca 2:25; Atti 10:2).
Una buona considerazione dei credenti nella chiesa è data dalla loro “salute spirituale”. Un credente che si sta consacrando al Signore, rende buona testimonianza fornendo prova pratica di essere ubbidiente alla Parola di Dio. L’ubbidienza è dimostrata: nello zelo che si ha nel servizio; nell’ubbidire ai conduttori; non abbandonando le riunioni di culto e partecipando attivamente a esse lodando, pregando, testimoniando della grazia di Dio; sopportandosi a vicenda come la Bibbia indica; facendo opere buone ed elemosine come Tabita (Atti 9:36).

c)    La reputazione nella famiglia

•    Come genitori
Essere d’esempio 2Cronache 26:4; 2Timoteo 1:5;
Amore per i familiari Mr 5:23; Ef 5:22, 25
Prendersi cura dei propri figli, perché sono un dono di Dio  Sal. 127:3; 103:13
Educare i propri figli  Ef. 6:4; Col. 3:21; Pr 22:6;

•    Come figli
 Onorare i genitori  Es 20:20;
 Ubbidienti ai genitori Col. 3:20;
 Onorare gli anziani  Le 19:32;

Conclusione

 Un credente, di qualunque età, giovane o meno che sia, deve badare al proprio comportamento. Non deve agire con superficialità, ma essere giudizioso, un figlio di Dio accorto che agisce con conoscenza della Parola di Dio, che mostra la propria saggezza nel discernere la strada da seguire (Proverbi 13:16; 14:8).  Capiterà nella vita, che per mantenere un sano comportamento cristiano, si dovrà affrontare qualche sofferenza, perché la società richiede tutt’altra condotta e spesso un credente è messo di fronte a scelte che cercano di compromettere la propria integrità.
Perché impegnarsi per avere una sana testimonianza, una buona reputazione?  Gesù disse: “Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo ... Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.”  Dio attraverso i credenti vuole insaporire e illuminare le menti di quanti vivono nel peccato. L’aiuto nei momenti difficili viene dal Signore che sostiene ogni suo figlio che desidera onorarlo, infatti, Dio onora quelli che lo onorano. Un buon appellativo che gli altri possono attribuire ai credenti è: Cristiani. Questo accadde ad Antiochia, molti secoli fa, ma, di certo il miglior titolo che identifica una buona reputazione è l’essere chiamati e considerati Cristiani. Dimostrando ubbidienza, coerenza e integrità, non sarà difficile acquisire questo nome che onora Dio e il credente stesso. Essere considerati o a volta additati come seguaci di Cristo, è la reputazione migliore che un uomo possa avere, anche se deve sopportare maldicenze, calunnie, critiche e in molti paesi del mondo anche persecuzioni e la condanna a morte.
Dio benedica chiunque desidera onorarlo.